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Valichi alpini italiani minori in auto: il panorama che la statale non ti darà mai

Gianluca Montesidi Gianluca Montesi· 27/08/2026 15:46
Valichi alpini italiani minori in auto: il panorama che la statale non ti darà mai

Quando pensiamo ai valichi alpini italiani, la mente va subito al Brennero, al Gottardo, al Tenda. Ma ce ne sono altri, molto più silenziosi, dove le curve ti regalano viste che nessuna statale ha il privilegio di mostrarti. Sono i valichi minori, quelli dove incontri più marmotte che auto, dove ogni tornante è un quadro da cartolina e il silenzio è il vero lusso di lussi.

Quali sono i valichi alpini meno conosciuti ma percorribili in auto?

I valichi minori italiani rappresentano vere e proprie anomalie turistiche: sono lì, superabili, ben mantenuti nella maggior parte dei casi, eppure il grande pubblico automobilistico li ignora bellamente. Tra questi spiccano il Colle del Nivolet in Piemonte, il Colle della Spüga in Trentino-Alto Adige, il Colle del Mortirolo in Lombardia. Questi passaggi montuosi conservano un fascino grezzo, quasi primitivo, perché il loro isolamento geografico li protegge dall'affollamento.

Il Nivolet, a 2.612 metri, è il valico carrozzabile più alto d'Europa: una dichiarazione di guerra ai vostri freni e ai vostri nervi, ma il panorama dalla vetta ripaga ogni gramma di adrenalina. La strada che lo raggiunge parte dal Parco Nazionale del Gran Paradiso e offre scorci che sembrano rubati a una lezione di Geomorfologia.

Il Mortirolo, invece, a 1.852 metri, è meno estremo ma ugualmente affascinante: ventun tornanti, asfalto impeccabile, vegetazione che cambia ad ogni centinaio di metri. È il tipo di strada che quando la vedi negli specchietti laterali pensi: "Cazzo, l'ho appena percorsa?".

Come mai questi valichi non sono presi d'assalto dai turisti?

La risposta è semplice: mancanza di infrastrutture turistiche. Non troverai albergoni bruttissimi, non incontrerai band di turisti che scattano selfie, non vedrai catene di ristorantini usa-e-getta. Se vai al Nivolet per il tramonto, rischi di essere solo. Completamente solo. E per molti automobilisti-turisti, la solitudine suona come pericolo, non come opportunità.

Inoltre, diversi tra questi valichi hanno stagionalità marcata: rimangono chiusi da novembre a maggio, talvolta fino a giugno se l'inverno è stato rigido. Il Codice della strada|regolamento viario italiano a riguardo è piuttosto rigoroso, e i gestori preferiscono non rischiare con strade coperte di neve.

C'è anche un fattore psicologico. Quando pianifichi una vacanza in montagna, scegli percorsi di cui hai sentito parlare, dove sai già cosa aspettarti. Questi valichi minori non hanno storie cristallizzate, non hanno miti fondativi. Sono virgini, in senso semantico.

Qual è l'esperienza migliore per affrontarli in auto?

Affrontare un valico minore non è una gara, quindi dimentica il cronometro. L'ideale è partire al mattino presto, meglio se tra giugno e settembre, con pieno di carburante, acqua a bordo e – per favore – gomme in buone condizioni. Scendi spesso, passeggia, respira. Le curve vanno affrontate con rispetto, non con velocità.

Consiglio di variarli con escursioni a piedi: molti di questi valichi hanno sentieri accessibili anche per principianti che completano l'esperienza con prospettive diverse. Scoprirai aspetti della montagna che dall'auto rimangono invisibili, e il valore aggiunto di strade panoramiche meno battute offre infatti il tempo di fermarsi e osservare.

Fondamentale: non affrontare questi valichi da solo se non conosci bene il percorso. Una guida locale, una mappa cartacea (il cellulare in montagna è traditore), una compagnia di amici che condividono l'entusiasmo rendono l'esperienza memorabile piuttosto che rischioso.

Quali differenze ci sono tra i valichi minori del settore occidentale e quello orientale?

I valichi alpini occidentali (Piemonte, Valle d'Aosta) tendono ad essere più selvaggi, strade costruite spesso un secolo fa con criteri oggi quasi avventurosi. Il Nivolet è il prototipo: serpeggia su tornanti stretti, fiancheggiato da pareti rocciose che sembrano sprofondate dal cielo.

Quelli orientali (Trentino, Veneto, Friuli) sono generalmente meglio attrezzati e mantenuti, con più servizi e una viabilità più moderna, anche se meno drammatica dal punto di vista paesaggistico. La Spüga, per intenderci, è quasi noiosa nella sua efficienza… finché non vedi il panorama della Val di Fassa, e allora l'efficienza diventa virtù silente.

La differenza riflette la storia del turismo: l'est alpino è stato colonizzato prima dal cicloturismo e dalle gite organizzate; l'ovest rimane territorio per esploratori, non per turisti.

È meglio affrontarli in auto o in moto?

Domanda legittima. L'auto offre sicurezza, protezione dalle intemperie, spazio per passageri e bagagli. La moto – e parlo per esperienza personale di chi ha attraversato l'Italia collezionando curve – regala una connessione sensoriale con la strada che l'auto non potrà mai garantire. Su una moto, ogni millimetro di asfalto è una conversazione.

Per chi inizia, l'auto è la scelta consigliata. Chi vuole approfondire l'esperienza attraverso itinerari montani che richiedono consapevolezza del terreno, comprenderà poi il fascino di affrontarli in due ruote.

Domande veloci

Il Colle del Nivolet è aperto tutto l'anno? No, generalmente da giugno a settembre, ma dipende dalle condizioni meteo.

Servono catene a bordo? In molti periodi sì, verifica sempre lo stato della strada prima di partire.

Ci sono rifughi o bar lungo il percorso? Dipende dal valico: alcuni ne hanno, altri sono completamente deserti. Portati acqua e snack.

La benzina costa di più in quota? Non sempre, ma conviene fare il pieno a valle se hai dubbi.

Gianluca Montesi
Gianluca Montesi

Gianluca ha attraversato l’Italia in moto, collezionando esperienze nei borghi meno noti. Ogni anno partecipa a raduni di appassionati in regioni diverse, raccontando storie di persone incontrate lungo la strada e percorsi panoramici da provare in sella.