CinqueValli.itViaggia tra le meraviglie italiane

Strade di montagna italiane poco trafficate: scegli il tracciato che cambia il viaggio

Gianluca Montesidi Gianluca Montesi· 24/08/2026 09:49
Strade di montagna italiane poco trafficate: scegli il tracciato che cambia il viaggio

Le strade di montagna poco trafficate cambiano il ritmo del viaggio: tempi lenti, curve che invitano alla guida pulita e incontri veri nei bar di paese. Sono percorsi che richiedono attenzione e regalano prospettive nuove, tra boschi, creste e borghi dove il saluto non è mai di circostanza. In sella a una moto leggera o al volante di un’auto sobria, è qui che l’Italia si lascia leggere una curva alla volta.

Quali sono le strade di montagna italiane meno trafficate ma più panoramiche?

Le più appaganti sono spesso provinciali storiche e passi secondari fuori dalle rotte dei pullman. In Piemonte spiccano il Colle di Sampeyre e il Colle della Fauniera; negli Appennini, il Passo Pradarena e la Val Trebbia interna; nelle isole, la SS389 del Nuorese. Sono strade tecniche ma scorrevoli, con panorami che ripagano ogni tornante.

In Piemonte le Valli Occitane custodiscono tracciati d’altri tempi: il Colle di Sampeyre (SP8) disegna un balcone continuo tra alberi e pascoli; il Colle della Fauniera (SP333) è più selvaggio, con pendenze serie e visioni alpine senza barriere. In Valle d’Aosta, le laterali meno note della Val d’Ayas e della Valpelline portano a santuari solitari e laghi di quota, mentre tra Biellese e Valsesia le strade verso gli alpeggi restano intime fuori stagione. In Trentino e Veneto, il Passo Manghen (SP31) e il Passo Brocon (SP79) sono un invito alla linea pulita: carreggiata stretta, curve regolari, vista ampia sui lariceti.

Sugli Appennini la Garfagnana apre la porta al Passo Pradarena (SP18) tra Lunigiana e Reggio Emilia: traffico ridotto, soste ghiotte nei caseifici. Nel Centro Italia, le rampe verso Forca di Presta (SP34) toccano l’anima dei Sibillini, specie all’alba, quando i piani risuonano di silenzio. Al Sud, la Basilicata delle Dolomiti lucane stupisce con la SP13 fra Pietrapertosa e Castelmezzano, una balconata di calcare e gallerie scavate a mano; in Sardegna, la SS389 tra Nuoro e Lanusei taglia foreste, sugherete e altopiani dove i chilometri scorrono senza code. Se vuoi ampliare la mappa, trovi una guida con itinerari panoramici poco battuti che completa questi suggerimenti con varianti e deviazioni locali.

Quando conviene percorrerle per evitare traffico e maltempo?

I giorni migliori sono i feriali, da fine maggio a metà luglio e da inizio settembre a metà ottobre. Partire molto presto aiuta a godersi il manto stradale pulito e le curve senza incroci. In quota conta più il cielo della data: consulta meteo di valle e di cresta, perché cambia in un attimo.

La finestra di metà stagione riduce i rischi di cantieri e caduta foglie, e spesso i pascoli sono già aperti ma senza l’assalto agostano. D’inverno molti valichi chiudono: verifica gli aggiornamenti dei comuni e delle province prima di partire. In estate attento ai temporali di calore tra le 14 e le 17 e ai venti di contrasto come il Foehn che asciuga l’asfalto ma può portare folate improvvise. Sugli Appennini, nebbia mattutina e animali in strada all’alba suggeriscono prudenza: la prima ora di luce è la più bella, ma va guidata con anticipo sul freno anteriore e sguardo lungo.

Che moto o auto sono più adatte a questi tracciati?

Moto leggere e agili, con coppia ai medi e freni ben modulabili, sono ideali. In auto, meglio compatte con assetto non troppo rigido e pneumatici in buono stato; il cambio manuale aiuta nelle discese lunghe. L’essenziale è arrivare con manutenzione fresca: pastiglie, liquidi e pressione gomme a posto.

Una enduro stradale media o una naked da 500-700 cc offrono equilibrio tra brio e controllo; le cruiser pesanti faticano nei tornanti stretti. Per chi viaggia in due, sospensioni regolate e borse morbide riducono l’effetto pendolo. In auto, i piccoli turbo benzina evitano surriscaldamenti e strappi a bassa velocità; i diesel moderni gradiscono tirate lunghe, non i continui “apri-chiudi”. Su sterrati facili o bitumi rovinati valgono profili gomme più alti: confort e margine d’errore salgono, la stanchezza scende.

Come pianificare soste nei borghi senza perdere tempo?

Scegli in anticipo 2-3 soste “boe” dove parcheggiare comodi e camminare cinque minuti fino alla piazza. Coordina orari di pranzo con l’apertura di alimentari e forni locali: spesso chiudono presto. Una mappa offline con punti segnati evita deviazioni inutili.

Nei miei giri, i borghi migliori sono quelli con una sola via ma una grande osteria: menù corti, prodotti veri, conti onesti. Chiedi al barista due dritte su fontanelle e strade secondarie: è la community locale la tua migliore app, più ancora delle recensioni. Se viaggi con amici senza patente o vuoi alternare, considera tappe intermodali: ci sono idee per muoverti tra treni panoramici e bici che si integrano a meraviglia con i passi meno battuti. Per trekking lampo e sentieri, le sezioni del Club Alpino Italiano pubblicano mappe affidabili e aggiornate.

Ci sono rischi e regole da conoscere prima di partire?

Sì: carreggiate strette, ghiaia in uscita di tornante, buche all’ombra e attraversamento di fauna sono gli imprevisti tipici. Rispetta limiti e segnaletica temporanea, usa abbaglianti solo quando serve e allunga le distanze di sicurezza. Il Codice della strada impone prudenza nei tratti con visibilità ridotta: su queste vie è spesso la differenza tra viaggio e incidente.

Dopo piogge forti, curve cieche e ponticelli possono nascondere detriti: entra sempre “rotondo”, pronto a raddrizzare. Nelle discese lunghe, frena con il motore per non stressare impianti e gomme. Ricorda: le mucche hanno precedenza di fatto, i ciclisti pure; un cenno di ringraziamento apre porte e parcheggi. E se ti viene voglia di droni, informati su divieti e parchi: le multe sui sorvoli sono salate quanto immeritate.

Quanto costano pedaggi e carburante su questi percorsi alternativi?

Quasi nulla di pedaggi: le provinciali di montagna sono gratuite. La voce che cambia è il carburante, perché curve e dislivelli aumentano i consumi del 10-25% rispetto alla pianura. Ma tra pedaggi autostradali risparmiati e soste sobrie fuori dai luoghi iconici, il bilancio spesso resta favorevole.

Su un anello di 300 km tra passi alpini e appenninici, un’auto compatta a benzina può bruciare 5-8 litri in più rispetto all’autostrada, ma eviti 20-30 euro di casello. In moto, con serbatoi piccoli, pianifica i rifornimenti: non tutte le valli hanno distributori aperti la domenica e di notte. A parità di budget, il vero valore aggiunto è il tempo di qualità: panorami e incontri non hanno prezzo, ma riducono l’urgenza di “fare chilometri” e ti fanno arrivare meno stanco.

Domande rapide

Meglio gomme turistiche o sportive?

Turistiche: lavorano bene a freddo, drenano e reggono chilometraggi lunghi.

Ci sono tratti sterrati?

Su alcuni valichi secondari sì: informati sui bollettini provinciali e valuta luce a terra del mezzo.

Qual è l’orario d’oro per guidare?

Tra le 6:30 e le 9:00: luce pulita, traffico quasi nullo e asfalto ancora fresco.

Serve prenotare pranzo nei borghi?

Nei weekend sì: chi ha pochi coperti spesso chiude a esaurimento.

Raduni: meglio unirsi o evitare?

Unirsi se cerchi socialità e strade “garantite”, evitarli se vuoi silenzio e soste libere.

Gianluca Montesi
Gianluca Montesi

Gianluca ha attraversato l’Italia in moto, collezionando esperienze nei borghi meno noti. Ogni anno partecipa a raduni di appassionati in regioni diverse, raccontando storie di persone incontrate lungo la strada e percorsi panoramici da provare in sella.