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Cammini di pellegrinaggio in Calabria: i tracciati che nessuno percorre

Gianluca Montesidi Gianluca Montesi· 24/08/2026 18:42
Cammini di pellegrinaggio in Calabria: i tracciati che nessuno percorre

In Calabria i cammini di pellegrinaggio esistono, ma spesso scivolano fuori dai radar. Sono tracciati lenti, fatti di silenzi, boschi e santuari incastonati nella roccia. Li ho cercati viaggiando in moto tra borghi dove il tempo resta appeso alle campane: ho raccolto indicazioni da frati, sindaci e pastori, e ho messo in fila quei percorsi che nessuno percorre ma che sanno ancora parlare.

Quali cammini di pellegrinaggio in Calabria valgono ma restano quasi deserti?

La Calabria custodisce itinerari spirituali poco frequentati come il Cammino di Gioacchino da Fiore nella Sila, la via verso il Santuario di Polsi in Aspromonte e i percorsi bizantini nello Stilaro. Sono tracciati autentici, con segnaletica discontinua ma identità fortissima, perfetti per chi cerca contemplazione e paesaggi integri. Richiedono preparazione, rispetto per l’ambiente e disponibilità ad affidarsi alle comunità locali.

Molti pellegrini conoscono la costa e i grandi santuari, ma pochi scelgono i raccordi storici fra abbazie e eremi. Da San Giovanni in Fiore alle rovine di Corazzo, dal cuore dell’Aspromonte al Monte Stella sopra Pazzano, il filo rosso è la spiritualità che si intreccia con la montagna. Per uno sguardo d’insieme oltre i confini regionali, è utile consultare una guida ai percorsi di pellegrinaggio meno noti in Italia, così da collocare i tracciati calabresi dentro la mappa dei cammini silenziosi del Paese.

Il punto debole? Servizi scarsi e segni sbiaditi. Il punto di forza? Ospitalità a tavola e su strade di montagna dove ogni curva profuma di resina e pane caldo.

Com'è il Cammino di Gioacchino da Fiore tra Sila e Presila?

È un itinerario di media-lunga distanza che rievoca l’opera dell’abate calabrese, tra altipiani silani, abetine e antiche badie. In 4-6 giorni unisce l’Abbazia Florense di San Giovanni in Fiore ai resti dell’abbazia di Corazzo, attraversando borghi discreti e tratti sterrati. Non è un percorso museale: è vivo, rurale, con varianti da scegliere in base a meteo e allenamento.

La partenza simbolica è la grande chiesa di San Giovanni in Fiore, dove la figura di Gioacchino si respira nelle navate e nei racconti dei locali. Le tappe scorrono fra crinali boscosi, pascoli e valloni che s’imbiancano presto d’inverno: meglio la tarda primavera o l’inizio autunno, quando la Sila è un mosaico di verdi. Gli ultimi chilometri verso Corazzo (area di Carlopoli) sono più selvaggi, con mulattiere e strade poderali; conviene scaricare tracce GPS e avvisare i referenti locali prima di scendere nei valloni.

Dal punto di vista spirituale è un cammino sulla soglia: si medita camminando, senza grandi folle, e l’incontro con i monaci o i volontari custodisce l’anima del percorso. Sul piano paesaggistico, l’itinerario intercetta aree di pregio legate alla Rete Natura 2000, tra pini larici e fiumare rapide.

Cosa rende unico il pellegrinaggio verso il Santuario di Polsi in Aspromonte?

Il Santuario della Madonna di Polsi è una meta remota, incastonata nel cuore dell’Aspromonte, raggiunta storicamente da mulattiere che partono dai paesi ionici e tirrenici. Il tracciato non è semplice: dislivelli decisi, segnaletica irregolare, isolamento autentico. Ma l’arrivo nel vallone di Polsi è un’esperienza che unisce rito, natura e senso di comunità.

La via classica sale da San Luca, ma esistono antichi accessi anche da Bovalino, Platì o da versanti meno battuti che tagliano faggete e pietraie. In stagione di festa (inizio settembre) si incontrano gruppi di devoti, altrimenti si cammina quasi soli: prudenza con nebbie improvvise e temporali pomeridiani. Il santuario ha ospitalità limitata: informarsi prima, portare scorta d’acqua e non contare sempre sul segnale telefonico.

L’Aspromonte è duro ma leale: chi lo rispetta, riceve in cambio panorami spazzolati dal vento e un cielo notturno pulito. Parlare con i parroci dei paesi base è spesso la chiave per informazioni aggiornate su sentieri e sicurezza, più delle vecchie mappe.

Esistono itinerari fra eremi e abbazie bizantine nello Stilaro?

Sì: tra Stilo, Pazzano e Bivongi si intrecciano percorsi brevi ma intensi, ideali in 2-3 giorni. Dalla Cattolica di Stilo all’Eremo della Madonna della Stella, fino all’abbazia di San Giovanni Therestis, si cammina tra miniere dismesse, sorgenti ferruginose e boschi di leccio. È un pellegrinaggio mediterraneo, di pietra calda e gole aspre, adatto a chi preferisce tappe da 8-15 km.

La salita al Monte Stella, sopra Pazzano, regala un eremo scavato nella roccia con vista sull’intera valle: al mattino presto la luce accende le pieghe dell’Aspromonte orientale. Da Bivongi si raggiunge l’abbazia bizantina in un’ora abbondante, con possibilità di anello che rientra lungo il Torrente Stilaro. Per comprendere il contesto rupestre anche oltre la Calabria, può aiutare approfondire itinerari fra i santuari rupestri italiani, utili a leggere architetture e simboli che qui riaffiorano a ogni curva del sentiero.

Nei mesi estivi fa caldo: partenza all’alba, cappello e due litri d’acqua sono obbligatori. In bassa stagione si monopolizzano i silenzi, accompagnati dal rintocco sobrio delle chiese di paese.

Che preparazione serve e quando andare per evitare rischi?

Primavera e autunno sono i periodi migliori: giornate stabili, temperature miti, boschi accessibili. Serve un livello di allenamento medio, scarpe con grip, mappe offline e tracce GPX. In alcune aree la segnaletica è discontinua: bussare alle Pro Loco o alle sezioni CAI può fare la differenza.

Io preparo sempre un “piano B”: tappe accorciabili, punti acqua segnati, e contatti di alloggi in borghi che non finiscono sulle brochure. La normativa sulla tutela dei beni culturali coinvolge anche il paesaggio dei santuari: informarsi presso il Ministero della Cultura aiuta a rispettare siti fragili e orari di visita. In montagna vale la regola d’oro: meteo aggiornato, niente improvvisazioni, e rifiuti riportati a valle.

Equipaggiamento essenziale? Zaino 25-30 litri, guscio antivento, bastoncini sui tratti ripidi, farmacia minima e luce frontale. Nei fondovalle lo smartphone può non prendere: meglio una cartina in tasca, come mi ha ricordato un anziano di Bivongi mentre controllava la sua vecchia bussola.

Domande rapide: cosa sapere prima di mettersi in cammino in Calabria?

  • Serve traccia GPS? — Sì, in molte aree la segnaletica è scarsa e la traccia evita errori costosi.
  • Si può dormire in strutture lungo il percorso? — Sì, ma prenota: piccoli B&B e foresterie hanno pochi posti.
  • Meglio bastoncini? — Utili su discese ripide e mulattiere smosse.
  • Acqua potabile? — Fontane non sempre affidabili: parti con almeno 2 litri.
  • Difficoltà media? — Medio-impegnativa: dislivelli importanti e terreno a tratti tecnico.
  • Si cammina tutto l’anno? — Evita piena estate nelle valli ioniche e l’inverno rigido in Sila.
  • È un’esperienza adatta in solitaria? — Sì, ma avvisa sempre qualcuno e registra l’itinerario.
  • Assicurazione consigliata? — Meglio sì, con copertura trekking e soccorso.
Gianluca Montesi
Gianluca Montesi

Gianluca ha attraversato l’Italia in moto, collezionando esperienze nei borghi meno noti. Ogni anno partecipa a raduni di appassionati in regioni diverse, raccontando storie di persone incontrate lungo la strada e percorsi panoramici da provare in sella.